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		<title><![CDATA[HAK FU JOW BLOG]]></title>
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		<description><![CDATA[Articoli ed Approfondimenti]]></description>
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			<title><![CDATA[QUAN FA - La filosofia]]></title>
			<author><![CDATA[Sifu Alfonso Grassi]]></author>
			<category domain="http://www.evolva.it/hakfujowkungfu/blog/index.php?category=FILOSOFIA"><![CDATA[FILOSOFIA]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_s1rq08a7"> <img class="image-0 fright" src="http://www.evolva.it/hakfujowkungfu/images/mccarthy.jpg"  title="" alt=""/>"Il vero significato di wu ([via] marziale, in giapponese bu) non risiede nelle idee di vittoria o di sconfitta, ma piuttosto in quelle di pazienza, sincerità, onestà e benevolenza. Anche se lo sviluppo dell'abilità è mediocre, è possibile tuttavia fruire di incommensurabili ricompense o trovare la direzione giusta attraverso l'aiuto fornito ai propri compagni. Un addestramento austero e una nutrizione equilibrata sono le pietre angolari della stabilità mentale. Insieme, questa combinazione alimenterà e sosterrà la vigorosa energia delqi. I segreti più intimi del quanfa emergono quando, mediante un appassionato allenamento, un vigoroso qi raggiunge il suo pieno sviluppo.<div>Comprendendo in quale modo le realizzazioni personali si rendono possibili mediante un diligente allenamento quotidiano, il quanfa va riconosciuto come un esercizio che dura tutta la vita. Senza preavviso, come per magia, il proprio qi affiorerà in superficie, obbligandoci a rimanere a contatto con la natura. Ci sono molti segnali che non debbono essere trascurati lungo il sentiero inflessibile del quanfa. Essi si rivelano per lo più entro i primissimi anni di pratica. Pazienza e perseveranza sono considerate come due degli ostacoli più grandi per la maggior parte dei discepoli.</div><div>La mancanza di fiducia riguardo alla possibilità di difendersi è il messaggio subliminale che informa il corpo della necessità di un maggiore allenamento per vincere la paura. Un'indomita forza d'animo illumina l'oscurità della paura. Gli altri riconosceranno al primo sguardo questa forza interiore. A prescindere dalla potenza dei propri pugni o dalla stabilità della propria postura, il quanfapuò costituire un efficace deterrente contro aggressioni ingiustificate.</div><div>Si può vincere il predominio di un avversario e frustrare l'altrui comportamento oppressivo mediante l'allenamento nel quanfa. Siate persone dal comportamento dignitoso, conosciute per la gentilezza e per la considerazione che avete per gli altri meno fortunati, controllando le animosità con calma ed imparzialità: godrete di una reputazione che vi donerà una vita serena e felice.</div><div>In ogni caso, fate attenzione, poichè le medesime leggi, buone o cattive che siano, vengono applicate a tutti. Se si abusa della potenza del quanfa, sicuramente ciò sarà causa di disgrazia. I nemici saranno rapidi nel prendere di mira coloro che si lasciano facilmente adescare dall'ira altrui. Le loro calunnie possono rovinare una reputazione e come risultato la propria posizione nella vita si indebolirà. Non dimenticate il vecchio detto:"E' facile farsi dei nemici, e spesso essi decidono il destino dei malvagi che provano piacere nell'impudenza".</div><div>La filosofia che segue è stata anche tramandata dagli antichi maestri, e va attentamente considerata. Nulla è più importante della propria pazienza e considerazione, così come vengono praticate nella vita quotidiana. Vivete il "qui ed ora", e non fatevi distrarre dalle cose del mondo. Se correte, il vostro sentiero sarà stretto, ma se trattenete i vostri passi, la via sarà larga. La semplicità, alla fine, è la cosa più desiderabile. Annotate ciò che avete imparato e studiate la sapienza di coloro che vi hanno preceduto".</div><div><br></div><div>estratto da: McCarthy, Patrick. "Bubishi la bibbia del karate". Boston, USA: Charles E. Tuttle Company Inc., 1995.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 16:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Kuàizi -  Le bacchette cinesi]]></title>
			<author><![CDATA[Sifu Alfonso Grassi]]></author>
			<category domain="http://www.evolva.it/hakfujowkungfu/blog/index.php?category=CULTURA"><![CDATA[CULTURA]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_81ft7fl2">L’uso delle bacchette in Cina risale al periodo Shang (1766-1123 a.C.), sebbene non si possa stabilire con esattezza quando esse sostituirono completamente le dita, delle quali possono, a ragione, considerarsi il prolungamento. Sono dunque il segno del progressivo raffinamento de<img class="image-0 fright" src="http://www.evolva.it/hakfujowkungfu/images/kuaizi.jpg"  title="" alt=""/>gli usi per quanto concerne il rito del cibarsi, allo stesso modo dell’introduzione delle sedie intorno al tavolo. In origine si chiamavano <i>zhu</i>, vocabolo dal significato connesso al concetto di "aiutare". Ma la sua assonanza con la parola finire, considerata di cattivo auspicio, fece sì che il termine venisse progressivamente mutato in <i>Kuàizi</i>, "ciò che è veloce". Ancora una volta possiamo notare il simbolismo superstizioso della massa nell’uso dei termini divenuti comuni per il carattere evocativo di altre parole di pronuncia simile. In questo caso infatti gli ideogrammi che compongono la parola <i>Kuàizi </i>si pronunciano allo stesso modo di quelli che significano "figli presto"; ciò fa delle bacchette (specialmente in avorio) un comune dono di nozze. Non esiste un modo unico di impugnare le bacchette: essenziale è solo che possano tenere saldamente il cibo per portarlo alla bocca. Ma alcuni suggerimenti possono essere utili: <div><br></div><div>1. La prima bacchetta dovrebbe stare nell’incavo tra il pollice e l’indice, appoggiata sull’anulare, in posizione fissa. </div><div><br></div><div>2. La seconda bacchetta, stretta tra le sommità di pollice, indice e medio, dovrebbe potersi manovrare liberamente. </div><div><br></div><div>3. Le punte riunite dovrebbero combaciare. </div><div><br></div><div>A spiegazione di come l’uomo percorra nella sua esistenza la via dell’umanità che lo ha preceduto, c’è un’acuta osservazione cinese che fa notare come a un bambino venga naturale usare le bacchette molto vicino alle punte, quasi a toccare il cibo con le dita, per poi salire verso la sommità nell’età matura, percorrendo su di esse un cammino che va di pari passo con quello della propria vita. </div><div><br></div><div>IL RISO E LE BACCHETTE - FIABA CINESE «Un mandarino cinese, venuto a morte, mentre s'avviava al paradiso, ebbe voglia di visitare l'inferno. Fu accontentato e condotto al soggiorno dei dannati. Si trovò così in un'aula immensa, con tavole imbandite, su cui fumava, profumando l'aria, il cibo nazionale in enormi vassoi: il riso, il diletto e benedetto riso. Attorno alle tavole sedevano innumerevoli persone, ciascuna munita di bacchette di bambù per portare il riso alla bocca. Ogni bacchetta era lunga due metri e doveva essere impugnata a una estremità. Ma, data la lunghezza della bacchetta, i commensali, per quanto si affannassero, non riuscivano a portare il cibo alla bocca. Colpito da quello spettacolo di fame nell'abbondanza, il mandarino proseguì il suo cammino verso il soggiorno dei beati. Ma quale non fu la sua sorpresa nel constatare che il paradiso si presentava identico all'inferno: un ampio locale con tavole imbandite, vassoi enormi di riso fumante, da mangiarsi con bacchette di bambù lunghe due metri, impugnate a una estremità. L'unica differenza stava nel fatto che ciascun commensale, anziché imboccare se stesso, dava da mangiare al commensale di fronte, così tutti avevano modo di nutrirsi con piena soddisfazione e serenità.»</div><div><br></div><div>Esistono differenti modelli di bacchette, infatti mentre i cinesi usano quelle con la punta smussata, i giapponesi preferiscono quelle appuntite e ce ne sono poi anche di più corte per i bambini. Possono essere fatte d’avorio, di plastica, d’argento e persino di giada ma i più comuni, quelli che spesso troviamo nei ristoranti anche qui in Italia, sono di legno o di bambù e sono i migliori soprattutto perchè quelli in plastica hanno la tendenza a deformarsi a causa delle continue immersioni in acqua calda.</div><div><br></div><div>Naturalmente tutti i cibi cinesi sono cucinati in modo che sia facile prenderli con le bacchette ed in effetti, il loro uso risale a quando molte vecchie famiglie di cinesi non avevano le forchette. Fu così che il lavoro delle dita divenne indispensabile implementando l’abilita’ di usare queste "posate" e rendendo invece le mani pigre nell’uso della forchetta. Ovvio quindi che il successo di questo strumento di cucina così antico, sia stata la pratica manuale. In particolare, il riso cotto alla cinese maniera, ha una particolare consistenza che ne agevola la presa.</div><div><br></div><div>Le bacchette vengono usate sia per mangiare che per cucinare e sono l’ideale per servire gli spaghetti, maneggiare i cibi fritti, rompere le uova e mescolare le pietanze.</div><div><br></div><div>Considerando che i Cinesi sono molto superstizioni e rituali, ci sono alcune curiosità sul come comportarsi a tavola. In particolare &nbsp;non bisogna mai lasciare le bacchette conficcate nel cibo del piatto in quanto rappresenta l'incenso che si accende alle persone defunte. Quando si mangia il riso, bisogna finire tutto, perchè ogni chicco rappresenta il sudore del contadino che ha lavorato nei campi, ma allo stesso tempo si rispetta anche il cuoco che l'ha cucinato.</div><div><br></div><div><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/m8mw8SWS5nM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 15:17:00 GMT</pubDate>
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