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L E P R O P R I E T A' |
Tutto sui benefici del peperoncino
Ci sono
erbe e piante che talvolta, per potenza e rapidità di azione, si comportano
come veri e propri farmaci; una di queste è il peperoncino. Arrivato in Italia
dall'America insieme a patate e peperoni, il capsico si è immediatamente
imposto già nel Seicento per le sue virtù antibiotiche; in un'epoca, infatti,
ove non esistevano frigoriferi e le condizioni igieniche erano scarsissime,
avere un disinfettante naturale da aggiungere agli alimenti voleva dire
debellare salmonelle, shigelle e altri pericolosi batteri.
Ma il peperoncino è anche un ottimo ipocolesterolemizzante; se poi pensiamo che
le ultime ricerche nella genesi dell'infarto cardiovascolare parlano
dell'insorgere di questa pesante patologia come dell'incontro di tre fattori:
arteria lesa, colesterolo elevato e microbi che si depositano sulla lesione,
capiamo anche che usare molto peperoncino vuol dire sia abbassare il colesterolo
sia sterilizzare la parte lesa del vaso coronarico.
Proprietà: il principio attivo del peperoncino è la capsacina; ma esso contiene anche oli essenziali, vitamine A e C, acidi organici.
Come si usa: possibilmente fresco nelle pietanze; essiccato perde molto del suo potere. Ottimo per preparare vini e oli medicali.
Il peperoncino viene spesso
bistrattato: molti insistono che il suo utilizzo tolga il sapore agli alimenti,
mentre questo accade solo in caso di esagerazione, altri ritengono che faccia
male alle emorroidi, in generale è antidiarroico, antiemetico,
antinfiammatorio, revulsivo, rubefacente, sedativo, stimolante, tonico, usato
nella composizione di balsami, linimenti e cataplasmi, per esempio come
anticellulite.
Scoperto dagli Europei alla fine del XV secolo nell’America centrale, era
anche la sola spezia usata dagli indiani del Cile e del Messico. Introdotto
quindi in Europa dagli Spagnoli, si diffuse in tutte le regioni meridionali, in
Africa ed in Asia. Appartiene alla famiglia delle Solanacee ed al genere Capsicum:
se ne coltivano diverse specie e varietà, alcune presentano frutti piccoli e
piccanti, mentre altri sono di dimensioni maggiori e dal sapore più dolce;
nelle regioni dal clima più caldo si coltiva il peperoncino arbustivo, Capsicum
frutescens L., con fusti legnosi e frutti appuntiti che, essiccati e ridotti
in polvere, costituiscono il cosiddetto pepe di Caienna. A fornire il sapore
piccante è una sostanza chiamata capsicina.
I peperoncini hanno uno scarso apporto nutritivo e contengono le vitamine B¹, B²,
PP e C, oltre alla E ed alla provitamina A, e poi flavonoidi, carotenoidi ed
acidi organici. Ne esistono diverse qualità: rossa, arancione, gialla che si
differenziano per l’intensità del gusto, dal dolce al piccante. I frutti
vengono raccolti maturi ed in diversi mesi dell’anno: vengono essiccati al
sole e uniti a formare variopinte ghirlande.
Gli usi sono i più diversi: sia fresco sia essiccato si usa in India, nel
sud-est asiatico, in Messico e nell’America Meridionale. Una volta macinato
modifica l’intensità del gusto: è comunque bene ricordare che il grado di
“pizzicore” varia non solo in base alla varietà di peperone scelta, ma
anche in base al grado di maturazione, infatti più è maturo e più pizzica, ed
all’andamento stagionale perché, ad esempio, la siccità accentua il sapore
piccante.
Il nome botanico potrebbe avere due derivazioni: dal greco kaptein,
mordere, per il suo sapore piccante, o dal latino capsicus,
foraggio a capsula, per la forma allungata del frutto. Per il clima italiano e
mediterraneo in generale, il peperoncino è una coltura per lo più estiva: ha
l’ambiente migliore in terreni fertili, ben nutrito con concimi minerali, per
lo più potassici, e possibilità di irrigazione.
In Italia esistono delle regioni che ne hanno fatto la base dei propri piatti
regionali, come la Calabria, con la famosa ‘nduja, il Molise, la Basilicata,
l’Abruzzo e la Puglia, ma molti altri paesi se ne fanno un vanto, dal Senegal,
con lo Yassa, cioè pollo condito con limone, cipolla e peperoncino rosso, il
Nicaragua, con un’insalata che farebbe resuscitare anche i morti, a base di
sedano, avocado e jalapeno, e poi l’Harissa della Tunisia ed il Sambal cinese,
con riso, uvetta, cannella e peperoncino, ovviamente.
Sotto forma di decotto viene utilizzato per alcune manifestazioni
dell’alcolismo: 10 g bolliti con 10 g di costole di rabarbaro in un l
d’acqua per circa 3 minuti; dopo averlo lasciato riposare una notte, se ne
devono bere due tazze al giorno. Per aumentare l’appetito è sufficiente
aggiungerlo alle vivande: ugualmente nel caso di arteriosclerosi ed astenia. In
caso di bronchite, per la sua proprietà essudativa, si
può preparare un cataplasma di peperoncino macerandone 50 g in 100 g di alcol a
60° per due giorni: è poi necessario filtrare il composto, spennellarlo sul
corpo e coprirlo con ovatta. Procedimento simile
in caso di problemi di respirazione, lasciando macerare 10 g di
peperoncino in 60 g di alcol a 33° per 48 ore, filtrandolo e frizionando il
torace con una piccola quantità di questa lozione. Naturalmente stando ben
attenti a non far entrare la preparazione a contatto con gli occhi, la bocca o
ferite varie. Per lo stesso motivo spesso chi vive in climi caldi, mastica un
pezzetto di peperoncino, zenzero o altri frutti e radici piccanti: secondo la
medicina cinese i cibi dal sapore piccante stimolano le funzioni respiratorie e
l’intestino crasso, oltre ad avere un effetto disinfettante che previene le
diarree da calore. Per la caduta dei capelli può essere utilizzato come
macerato: 30 g in 1 l di alcol a 60° per 8 giorni, da mescolare ogni tanto,
filtrare ed applicare sul cuoio capelluto. In caso di congestione, quindi
l’aumento innaturale di sangue all’interno di un organo, oltre a chiamare il
medico il più velocemente possibile, si può anche applicare sui piedi del
malato un cataplasma di farina di lino, facendone bollire 60 g in ¼ di l
d’acqua. Una volta cotta la polentina, bisogna spalmarla fra due pezze per
farla raffreddare un po', quindi applicarla avendo cura di spalmarla prima con
farina di senape o peperoncino macinato. Può anche capitare
che venga la diarrea in seguito all’assunzione di antibiotici: in questo caso
è necessario aggiungere il peperoncino alle vivande, mentre nel caso di
nevralgie, cioè dolori lungo il decorso di un nervo, è possibile fare un
alcolaturo di peperoncino rosso, macerando 5 g di peperoncino in 100 g di alcol
a 60° per 5 giorni e poi filtrare il composto. In caso di reumatismi si può
massaggiare l’articolazione dolorante con un preparato a base di 20 g di
peperoncino rosso triturato e tenuto sotto alcol per 48 ore. In caso di vomito
utili 0,5 g di peperoncino in polvere uniti al miele. Contrariamente a quanto si
è sempre pensato, farebbe bene in caso di presenza di batteri quali l’Helicobacter
pylori, batterio di forma elicoidale spesso associato a gastriti ed ulcere:
come per tutte le cose bisogna usare misura. L’uso prolungato ed eccessivo di
pomate e lozioni può causare dermatiti, ulcerazioni e vescicole, mentre quello
interno può affaticare reni, provocare gastriti e stitichezza. Per la cronaca:
il peperoncino è anche chiamato il Viagra dei poveri. Pare infatti che abbia
poteri straordinari sulle pareti cavernose degli organi maschili per merito
della capsaicina che ha forti proprietà
vasodilatatorie.